Mi dice tre immagini di questo 2016 che porterà sempre con sé?
Io a Sanremo che intono Il mio canto libero: mi sentivo in comunione con l’universo. Io così giovane e così piena di speranza… Poi, l’incontro con Damien Rice, un cantante irlandese di un’umiltà disarmante. Aveva intorno la luce e mi ha lasciato un’enorme energia positiva.

La terza?
Io che canto nei club, per il tour Nice to meet you, da sola suono cinque strumenti tra la gente, pigiatissimi. Era difficile, è stato il salto di chi misura i suoi limiti, come diventare maggiorenne.

Il suo secondo e ultimo album si chiama Di20are. Col “20” dei suoi anni.
Dai 16 ai 20 si cresce in modo pazzesco. Il verbo “diventare” mi piace perché è all’infinito. Non puoi mai dire “io sono questa”, perché lo stai dicendo e sei già altro.

Sul blog che tiene sul suo sito, scrive di palloncini rossi che si faceva scappare da bambina. Che cosa sono?
I sogni che mi lasciavo sfuggire. Crescendo, me li immaginavo di notte sul soffitto, fermi. Sono la consapevolezza che crescere fa paura, poi arriva il giorno che li lasci volare via, perché crescere è anche essere felici di diventare.

Perché crescere le faceva paura?
Cantare così presto è stato bello, ma complesso. Hai 16 anni, ma non ti è perdonato nulla, perché comunque fai un lavoro. Intanto, prendevo treni da sola, studiavo di notte, con voti alti ma più bassi di prima, vedevo poco gli amici. E la musica non si fa in orari definiti, non è che stacchi a una certa ora e studi.
Il resto dell'intervista sul portale www.iodonna.it

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